Nel Segno della Storia

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Nel Segno della Storia

NEL SEGNO DELLA STORIA

Inquietudine nella riflessione e riflessione a tema: contestualizzazione ricercata, linguaggio competente e motivato. Racconto trasfigurato del passaggio storico dell’uomo sulla terra. Ideale massimo dell’artista Francesco Spagnolo. Senso di appartenenza e ipotesi di prospettiva futura; assunto di un’avanguardia pittorica nel segno che coglie la vibrazione del momento e lo rende punto essenziale di rottura e continuità. Un’emozione che deriva dal contatto simbiotico con la quotidianità, nella quale convergono l’aspetto eloquente e il sentore di un passato mai del tutto scomparso, che emerge nei colori che colmano gli interstizi del pensiero in una composizione in cui il rosso, l’ocra, l’azzurro della antica Messapia esplodono nel fulgore di un tempo mai trascorso in vano. Una figurazione “a tema” che assume le sembianze del racconto di passi sulle pietre sconnesse del “terreno sacro dei padri” attraverso la luce che permea la tela e si fa portavoce di una storia mai conclusa. Tormento. Frantumazione. La visione policromatica è l’artificio per affermare l’appartenenza alla natura e ad un divenire talora schiacciato nell’agghiacciante percezione di divinità immaginarie che distruggono un’umanità in progressione. Le forme si dilatano, si allungano; talora sono trasfigurate al microscopio, come se l’artista “guardasse” ai suoi pensieri attraverso un pertugio minimo ed in punta di piedi solo sfiorasse un aspetto della realtà a lui proposta. Un gioco di specchi che collega il presente-passato ad un futuro immediato. Nell’eclettico groviglio la ferma tonalità si fa materia intrisa di pulsante significazione: uno spasmo sensibile per eloquente assenza di sfumatura, che motiva la tensione pur nell’armonia della poliforme figurazione artistica. L’intrico, talora rabbioso, si lascia invadere da un pensiero che rompe gli argini dello spazio finito e si lancia in una verticalità immaginaria che, se da un lato interrompe il progresso materico, non agisce sulla riflessione. Gli elementi concettuali, dotati di energia propria, si divincolano dalle catene che avvinghiano l’uomo e acquistano dimensionalità. Nella costrizione del piano il tempo intimo si dilata e si proietta oltre lo spazio esterno. Una continuità “invadente”, struggente e simbolica anche lì dove, con sapiente ironia, l’artista propone una doppia visione. Affermazione e negazione. Il segno è veicolo di meditazione e anche la tecnica risponde alla strategica duplicità di proiezione, con una certosina mescolanza di pennello e soffietto. Tutto si delinea, seppur talora nella roboante violenza della tela, che motiva l’esplosione di sensazioni e provoca un’emozione. Già Rocard parlava di “totalità degli elementi microscopici” quale valore intrinseco per indurre a presumere la totalità. E’ l’ardore dell’uomo colto. Filosofo dell’essere nella consapevole inopportunità di un procedere oltre il conosciuto, del quale non c’è percezione immediata, ma solo un’ipotesi a partire dal vissuto, continuamente sottoposto a trasformazione dello spazio di azione.


Percezione di visioni. Un momento ripetuto all’infinito che trasferisce l’emozione nella materia. Il tormento di un segno in cui il gioco cromatico incisivo non indugia sulla prospettiva di un “dove” sconosciuto. La materia è colta nel suo aspetto d’insieme ed ogni elemento diventa significativo di un’intensità particolare. Il pendolo del tempo agisce in una ritmicità che lascia traccia nel “durante” e nell’ipotetico “poi”. Dai tratti pragmatici, dettati dalla riflessione sulle sorti ereditate da antiche vestigia, l’artista trae ispirazione per manipolare il pensiero e rendere la proiezione dell’equilibrata capacità immaginativa. Un’emozione che trascende la visione immediata in una vorticosa fuga e lascia l’orma indelebile del passo del “mediatore” tra la propria terra, impregnata dei colori icastici della Messapia, e l’infinita conoscenza. Un verticalismo compositivo che si avvale della tecnica a soffietto e ad inchiostro per svelare la trasfigurazione di un momento eterno che abbraccia, con sofferta consapevolezza, un trascorso di ogni tempo e lega nell’intreccio pragmatico, logico, mai a sensazione, il momento vissuto. Le forme si dilatano, si allungano, come se un gioco di specchi collegasse il presente-passato ad un futuro immediato. Ascesi di logica percezione. Scrigno arcano di cultura. Impressioni trasfigurate. Nell’eclettico groviglio la ferma tonalità si fa materia viva di pulsante significazione: uno spasmo sensibile per eloquente assenza di sfumatura, che motiva la tensione pur nell’armonia della poliforme figurazione artistica.

Carmen DE STASIO

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