Archivio mensile marzo 2012

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Hanno scritto di lui

  • Wilma APOLLONIO
  • Domenico BELLOCCHIO
  • Carlo BO
  • Franco BRUNO
  • Francesco CARNEVALI
  • Silvia CAZZATO
  • Carlo CECI
  • Carmen DE STASIO
  • Caterina DOMINICI
  • Hassan ELAASSAR, Jbrahim EL TORKY
  • Walter FONTANA
  • Antonietta FULVIO
  • Renato GUTTUSO
  • Pierluigi MENAPACE
  • Peppino ORLANDO
  • Raffaele POLO
  • Sabino PORRO
  • Enrico RICCI
  • Giancarlo SALEMINI
  • Mario SCHIATTONE
  • Nicola SERINELLI
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Enrico Ricci

La realtà di cui lo Spagnolo si fa interprete è una realtà in cui le presenze naturalistiche si fondono in un realismo magico e in un insieme orchestrato abilmente dando risultati coloristici tipici del Mezzogiorno; arricchiti poi da una linea sinuosa che occupa tutto lo spazio; tale linea assume così l’importanza di Linea-Vitale nella pittura di Spagnolo.

Giugno 1973

Enrico RICCI

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Francesco Carnevali

Le composizioni dello Spagnolo sembrerebbero a volte appunti di un orafo per la realizzazione di qualche specioso gioiello non estraneo ad un raffinato gusto «liberty», a volte composizioni destinate a impreziosire pagine in cui fossero trascritte erme¬tiche espressioni liriche di un poeta del nostro tempo, sono in esse una accuratezza di disegno e insieme un sottile senso del colo¬re, un colore attinto a non so quale antica vena; la ben condotta tecnica ad inchiostri gli consente delicate fusioni e trapassi e trasparenze; l’invenzione, in alcuni casi, è di una ben delineata costruzione; in altre puoi leggere chiaramente sviluppi spaziali; in altre ancora il predominio di un azzurro notturno, o uno spriz¬zante barbaglio di luce, riescono a creare una medianica apparizione.

Luglio 1974

Francesco CARNEVALI

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la singolare Uliade di Spagnolo

La singolare «Uliade» di Spagnolo

Rosario Francesco Spagnolo è il pittore delle idee, il tradut¬tore dei pensieri più «universali» ritratti con abile maestria sotto forma di immagini evanescenti immerse in una luce opaca, in una magica atmosfera surreale. Guardando i suoi quadri, uno dopo l’altro, appesi quasi come a scandire il tempo sen¬za tempo che rappresentano, è facile sentirsi rapiti dal caro¬sello di ballerine, colombe o violoncelli illuminati di ombre grazie ad un velo di inchiostro che ne appanna la vividezza. Eppure le immagini si pre¬sentano inequivocabili, curate in ogni dettaglio a rendere il senso, la valenza simbolica di cui sono cariche: una pace (le colombe) messa costantemen¬te in discussione, «adombra¬ta»; un’armonia (gli strumenti musicali) sopita, non squillan¬te; una danza leggiadra ma soprattutto evanescente, fatta di misteriose evoluzioni. Le opere di Rosario Francesco Spagnolo sono dense di un pathos espressivo tutto psicologi¬co anche quando interven¬gono elementi architettoni¬ci a dare il senso di una materialità realisticamente collocata in un preciso «dove». Queste le nostre impres¬sioni sull’ultima produzio¬ne, in ordine di tempo, di Rosario Francesco Spagnolo Ma vor¬remmo sottolineare un’al¬tra serie di quadri realizzati alcuni anni fa, e di par¬ticolare bellezza: non ci riferiamo al suo periodo «Informale», nè alle pur interessanti opere ispirate alla Divina Commedia, bensì all’ «Uliade», vale a dire alla rappresentazione pittorica delle scene dell’Iliade, senza però che siano corpi umani a narrare gli episodi, bensì ulivi dalla inquietante forma umana. L’immagine di questa pagina ci mostra la sugge¬stiva «reinterpretazione» dello Spagnolo: la lettera¬rietà di un’opera come è l’Iliade diventa arte tipica¬mente figurativa. Il ritrar¬re i protagonisti della vicenda sotto forma di «uomini-ulivi» va ben oltre il semplice «tradurre» dei fatti da un linguaggio ad un altro: è un reinventare la storia, nar¬rarla con l’abilità dell’antico aedo di ricrearla ad ogni rac¬conto. E ci sembra particolarmente indovinato anche il voler affidare l’atavico messaggio all’u¬livo, legno contorto che più di qualsiasi altro si presta alle deformazioni della fantasia. Così Spagnolo, con la stes¬sa poetica creatività del bam¬bino che guarda le nuvole alla ricerca delle forme a lui fami¬liari, «guarda» gli ulivi delle nostre zone e dà loro forma, li osserva mentre questi si contorcono al suo comando: da tutto ciò, da questo para¬dossale balletto, nascono i corpi lignei di uomini che sof-frono, lottano, gioiscono e le cui vicende, certamente già note, non ci lasciano mai indifferenti. Un’ultima nota¬zione riguarda l’aspetto pretta¬mente «tecnico» delle opere del nostro artista: è evidente una notevole padronanza delle tecniche, che vanno dall’ac¬querello all’utilizzo dell’aero¬grafo, e questo gli consente di rendere al meglio atmosfere e paesaggi. Riteniamo particolarmente interessante la produzione pit¬torica di Rosario Francesco Spagnolo e siamo curiosi di vedere in quale direzione si muoverà in futuro il suo estro artistico.

Silvia cazzato

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Profilo d’autore

Profilo d’autore

di Pierluigi Menapace

Ho conosciuto Francesco Spagnolo in occasione dei preparativi per la «personale» di pittura nella sala esposizioni del Centro Studi «Judicaria». In passato ha operato alla «Biennale» di Venezia e insegnato Storia dell’Arte al nostro Liceo «Primo Levi». Si presenta al pubblico, quindi, con le «carte in regola», come si suol dire. A suo tempo frequentò l’Università di Urbino ottenendo lusinghieri riconoscimenti e concludendo i suoi studi con un ottimo risultato. Lo attesta lo stesso Magnifico Rettore Carlo Bo che di lui ha voluto scrivere, tra l’altro: «…Per lo Spagnolo, come in Rembrandt, la modulazione della luce, il senso di vibrazione dell’insieme, il loro rarefarsi, la loro diversa direzione è la risultante di una personalissima interpretazione espressiva che tracima in potenti accordi luminosi…». Ed invero la modulazione fotocromatica dei suoi inchiostri – tecnica prediletta – commenta la squisita eleganza del segno e la morbidezza delle forme che si compenetrano e si transustanziano nell’armonia polifonica di un «unicum» fantastico dove ogni singola immagine sublima sino alla estenuazione dei suoi valori intrinseci per ricomporsi con le altre in unità compositiva filtrata dalla catarsi finale attraverso la meditazione mistica sulla compiuta bellezza del risultato. L’artista trascende gli schemi della simmetria e del contrappunto visivo per scomporre i corpi nell’intento di sprigionare la energia endogena che vi è compressa e rivelarne l’intima struttura organica sino alla ricostruzione in nuove, sorprendenti apparizioni. Tale era il tema di «Canto per Leda» (cm. 73×102 dell’anno 1992) che rinasce, quale «araba fenice», in «Composizione musicale», di recente creazione. Là il mitico Cigno si trasmutava nell’immagine eterea delle danzatrici coribantiche in un volo rutilante di pagine musicali e qua danza su un pentagramma che si anima e prende forma dal ritmo sincopato di un «sax» indiavolato. Il pittore ci sorprende in ogni istante con visioni oniriche che affiorano dall’inconscio al richiamo della intuizione e della emozione istintiva, per divenire surrealtà, poesia del mistero o «ermetismo», come bene intese Francesco Flora. Non nel senso di chiusura impenetrabile alla comprensione, come credettero i semplici, ma quale magica rivisitazione dei «Libri Ermetici», composti da pontefici antichi, in età ellenistica, per comunicare con Ermes Trismeghistos, identificato con la divinità egiziana Toth dal culto millenario. E Francesco riproponeva, in chiave moderna, l’Arte Magica dell’io profondo.

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Domenico Bellocchio

Lo sfacelo e l’alienazione odierna sono ottimamente raffigurati negli ultimi quadri della serie, con il loro surrealismo denso di discorso simbolico. Tuttavia una tenue serenità d’alba sembra accennare a una pallida speranza proiettata verso il futuro, purchè l’uomo riesca a riarmonizzare le sue attività con il pacifico lavoro dei campi per un progresso non illusoriamente unilaterale, ma in tutti i settori, specialmente in quello che risulta sempre vitale e insostituibile. Ammirevoli sono in Spagnolo la cura dei particolari e la perfezione coloristica.

18 Ottobre 1980

Domenico BELLOCCHIO

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cronologia mostre

Oltre quarant’anni di attività artistica ed espositiva. Ecco l’elenco delle principali mostre personali e collettive realizzate da Rosario Francesco Spagnolo in Italia e all’estero.

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