la singolare Uliade di Spagnolo

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la singolare Uliade di Spagnolo

La singolare «Uliade» di Spagnolo

Rosario Francesco Spagnolo è il pittore delle idee, il tradut¬tore dei pensieri più «universali» ritratti con abile maestria sotto forma di immagini evanescenti immerse in una luce opaca, in una magica atmosfera surreale. Guardando i suoi quadri, uno dopo l’altro, appesi quasi come a scandire il tempo sen¬za tempo che rappresentano, è facile sentirsi rapiti dal caro¬sello di ballerine, colombe o violoncelli illuminati di ombre grazie ad un velo di inchiostro che ne appanna la vividezza. Eppure le immagini si pre¬sentano inequivocabili, curate in ogni dettaglio a rendere il senso, la valenza simbolica di cui sono cariche: una pace (le colombe) messa costantemen¬te in discussione, «adombra¬ta»; un’armonia (gli strumenti musicali) sopita, non squillan¬te; una danza leggiadra ma soprattutto evanescente, fatta di misteriose evoluzioni. Le opere di Rosario Francesco Spagnolo sono dense di un pathos espressivo tutto psicologi¬co anche quando interven¬gono elementi architettoni¬ci a dare il senso di una materialità realisticamente collocata in un preciso «dove». Queste le nostre impres¬sioni sull’ultima produzio¬ne, in ordine di tempo, di Rosario Francesco Spagnolo Ma vor¬remmo sottolineare un’al¬tra serie di quadri realizzati alcuni anni fa, e di par¬ticolare bellezza: non ci riferiamo al suo periodo «Informale», nè alle pur interessanti opere ispirate alla Divina Commedia, bensì all’ «Uliade», vale a dire alla rappresentazione pittorica delle scene dell’Iliade, senza però che siano corpi umani a narrare gli episodi, bensì ulivi dalla inquietante forma umana. L’immagine di questa pagina ci mostra la sugge¬stiva «reinterpretazione» dello Spagnolo: la lettera¬rietà di un’opera come è l’Iliade diventa arte tipica¬mente figurativa. Il ritrar¬re i protagonisti della vicenda sotto forma di «uomini-ulivi» va ben oltre il semplice «tradurre» dei fatti da un linguaggio ad un altro: è un reinventare la storia, nar¬rarla con l’abilità dell’antico aedo di ricrearla ad ogni rac¬conto. E ci sembra particolarmente indovinato anche il voler affidare l’atavico messaggio all’u¬livo, legno contorto che più di qualsiasi altro si presta alle deformazioni della fantasia. Così Spagnolo, con la stes¬sa poetica creatività del bam¬bino che guarda le nuvole alla ricerca delle forme a lui fami¬liari, «guarda» gli ulivi delle nostre zone e dà loro forma, li osserva mentre questi si contorcono al suo comando: da tutto ciò, da questo para¬dossale balletto, nascono i corpi lignei di uomini che sof-frono, lottano, gioiscono e le cui vicende, certamente già note, non ci lasciano mai indifferenti. Un’ultima nota¬zione riguarda l’aspetto pretta¬mente «tecnico» delle opere del nostro artista: è evidente una notevole padronanza delle tecniche, che vanno dall’ac¬querello all’utilizzo dell’aero¬grafo, e questo gli consente di rendere al meglio atmosfere e paesaggi. Riteniamo particolarmente interessante la produzione pit¬torica di Rosario Francesco Spagnolo e siamo curiosi di vedere in quale direzione si muoverà in futuro il suo estro artistico.

Silvia cazzato

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