Archivio mensile aprile 2012

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Il turco incatenato

 

Il turco incatenato – rime sciolte – di Rosario Francesco e Luciano Spagnolo

 

Le ragioni di un libro

di Antonietta Fulvio

Perché si scrive? Una domanda a cui è difficile rispondere. In quello splendido libro, L’Altrui mestiere, lo scrittore Primo Levi suggerisce nove motivazioni, premettendo ovviamente che la risposta non è di per se mai esaustiva. Si potrebbe chiamare in causa una concomitanza di fattori il cui denominatore comune è il desiderio di comunicare, ad esempio. A maggior ragione se la materia è la parola poetica. Il libro Il turco incatenato – rime sciolte vuole essere un’intima riflessione sulla visione del reale, sui fili invisibili che legano le persone alle cose, ai luoghi, alla Storia. Motivazioni che ci riconducono essenzialmente al primo punto del “decalogo Levi”: si scrive perché se ne sente l’impulso o il bisogno.  La raccolta  Il turco incatenato vede intrecciarsi, in un singolare confronto generazionale, le liriche dell’artista Rosario Francesco Spagnolo e quelle del figlio Luciano. Padre e figlio  uniti dalla passione per la poesia e, soprattutto, dall’amore per il proprio paese: Torchiarolo.
Più di un libro, il progetto editoriale Il turco incatenato diventa occasione per celebrare la storia di Torchiarolo, paese che riuscì a fermare l’avanzata turca fatto celebrato, tra l’altro, nello stemma araldico, rielaborato graficamente proprio dallo stesso Spagnolo per l’Istituto di araldica nel 1988. Un legame con il proprio paese, con la propria terra che l’artista traduce da oltre quarant’anni nei suoi lavori pittorici,  esposti in tutt’Italia, molti dei quali oggi figurano in collezioni sia pubbliche che private. Con esse Rosario Francesco Spagnolo è riuscito con la maestria dei suoi inchiostri a raccontare le origini, le tradizioni di Torchiarolo. Colori e profumi, l’essenza stessa del paese sono   imprigionati nel ritmo dei suoi versi ai quali fanno da contralto quelli del figlio. Due sguardi diversi, uno più nostalgico forse, l’altro  non meno sensibile e curioso.  In una sorta di passaggio del testimone,  si registra  poeticamente la diversa percezione del paese che cambia e  la condivisione profonda del sentimento di appartenenza alle proprie radici.

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Violence_Lecce

da una strage all’altra…

TERZA TAPPA DEL PROGETTO ARTISTICO VIOLENCE. A LECCE DAL 12 AL 22 NOVEMBRE 2010

 

Dopo il successo ottenuto la scorsa primavera a Torchiarolo e a Tione di Trento, il progetto artistico itinerante “Violence – da una strage all’altra approda a Lecce dal 12 al 22 novembre 2010 nella Galleria della Biblioteca Provinciale “N. Bernardini”. L’evento, organizzato da Il Raggio Verde edizioni con la partecipazione di Don Raffaele Bruno, referente regionale dell’associazione “Libera”, è incentrato sulla mostra di pittura dell’artista Rosario Francesco Spagnolo e la presentazione del libro di Loreta Failoni dal titolo “La bisettrice dell’anima”.

 

Alla presenza dell’artista e della scrittrice interverranno venerdì 12 novembre, ore 18.00, presso la Galleria Bernardini, Margherita Cogo Assessore Regione Trentino Alto Adige, Francesco Pacella Assessore al Turismo Provincia di Lecce, Mattia Gottardi Sindaco di Tione di Trento, Giovanni Del Coco Sindaco di Torchiarolo, Alessandro Laporta direttore Biblioteca Provinciale “N. Bernardini”, Gabriele Margiotta Commissione Internazionalizzazione Confindustria Lecce, don Raffaele Bruno referente regionale “Associazione Libera”, Maurizio Nocera Università del Salento. Coordina la giornalista Antonietta Fulvio. La manifestazione è patrocinata da Regione Autonoma Trentino Alto Adige, Provincia di Lecce, Comune di Tione di Trento, Comune di Torchiarolo.

 

La mostra

Sotto il titolo di  “Violence  – da una strage all’altra–  Rosario Francesco Spagnolo firma  una serie di inchiostri dedicati alla riflessione sulla violenza. Partendo dalla Shoah e dalle Foibe fino ad arrivare alle strage di Capaci, dell’Italicus, di Piazza della Loggia. Per non dimenticare. Per poter analizzare il presente e operare significativamente  il cambiamento. In tal senso non è mai superfluo ricordare – specie alla nuove generazioni –  che il denominatore comune alle stragi del Novecento è la violenza allo stato puro. L’egoismo, l’assenza di regole, la sete di potere sono una sorta di catalizzatori dell’aggressività: senza il rispetto per l’altro e il senso della comunità e della memoria non c’è speranza di cambiamento. Bisogna ricordare, al di là delle date commemorative, bisogna parlare di ciò che è a monte del nazifascismo come della mafia. L’arte può e deve poter raccontare il proprio tempo e la Storia, essere forza creativa che incide sul cambiamento. Ecco dunque l’obiettivo dell’artista che non resta chiuso nel suo mondo dorato ma guarda agli eventi storici con sguardo critico, interrogandosi e innescando a sua volta, con le sue opere, ulteriori interrogativi.

Alcuni dei lavori concepiti per  “Violence” incontrano la letteratura: il tema trattato – la violenza della guerra e delle stragi –  grazie al linguaggio dell’arte trova una ideale corrispondenza tra alcune delle immagini pittoriche della mostra e le pagine del libro “La bisettrice dell’anima” della scrittrice Loreta Failoni.

Il libro

Il romanzo “La bisettrice dell’anima” narra la storia di Anna che pur vivendo sulla propria pelle la tragedia e l’orrore della guerra non si lascia inglobare dalla spirale della violenza che è intorno a lei ma grazie agli insegnamenti del nonno e alla logica della matematica riesce a trovare una sua collocazione nel mondo. Con positività riesce ad essere protagonista del cambiamento per sé e per gli altri. Particolarmente originale è l’inserimento, nel tessuto narrativo, della matematica in quanto scienza dei numeri e fondamento della logica, linguaggio universale che unisce e non divide: “più condivisa della religione, della politica, delle tradizioni, la matematica non è chiusa in se stessa, non è una stanza senza finestre, ma è un cielo, un cielo che ti mette le ali e ti permette di volare”. Parallelamente alle vicende di Anne, si insinuano con delicatezza nel racconto i continui rimandi alle formule e ai teoremi geometrici: è la stessa Anne a svelare gli aneddoti dei più grandi pensatori e matematici da Pitagora a Newton, da Einstein a Eulero ma anche donne straordinarie come Ipazia di Alessandria, la più insigne matematica della storia antica, o Sofia Kovalevskaja, matematico e fisico russo, che per prima ottenne una cattedra a Stoccolma”. Il libro è stato premiato alle  edizioni 2010 del Premio Hermes di Taranto e del Premio Letterario “Firenze per le Culture di Pace” dedicato a “Tiziano Terzani”.

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Wilma Apollonio

Non solo immagini ma colore; dal tono più tenue al più esasperato, come esasperato è l’animo del pittore e di chiunque fermi il proprio sguardo e il proprio pensiero, sia pure per un attimo, sulle tele animate dal magico pennello dell’Artista.

Ottobre 1983,

Wilma APOLLONIO

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Walter Fontana

Un clima di conforto e di meditazione. Composizioni le sue, stupende ma anche disperate, e felici e drammatiche e quiete insieme, in una accettazione serena, eppure in contrasto vitale con quelle dal titolo: L’Incidente, Fabbrica, Demoni, Oppressione ed altre ancora. La vocazione pittorica dello Spagnolo, pare legata ad un antico co¬lore e ad una perpetua poesia: ed è davvero poesia maggiore quella che scaturisce dal pennello della sua esperienza.

Giugno 1973

Walter FONTANA

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Violence

Violence…il video

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trittici seriali

Trittici Seriali

di Mario Schiattone

Nell’opera di Francesco Rosario Spagnolo il primo risalto è quello della figurazione, intesa come una vera e propria rappresentazione del concetto, del pensiero.I caratteri della figurazione si determinano in funzione di angoli visuali piuttosto ampi, che includono più discipline, di modo che il testo non è mai vincolato al genere e ai metodi che si dicono «propri» dell’operatore, spaziano sempre su piani intersecanti. Un quadro, perciò, non è mai esclusivamente pittorico, è anche poetico, è anche previo a interpretazioni sociologico-esistenziali, è anche storiografia o analisi di un modo d’essere, dei pregiudizi; quand’anche non è conoscenza-scienza del reale. L’intento è spesso dichiarato. Per Spagnolo è fondamentalmente letterario, nel senso che la letteratura è la sua materia di confronto. La serie della Danteide, o dell’Uliade, degli anni ‘80, lo presentano come scenografo-poeta, come ricostruttore di quelle tematiche. Si pensi all’Amleto di Shakespeare nelle sue versioni contemporanee (Laforgue¬ Bene, per esempio), oppure all’Ulisse di Joyce, cui seguono molte altre versioni ricostruttive. L’approccio a quelle tematiche, oltre a dimostrare l’attenzione di Francesco Rosario Spagnolo al profilo della contemporaneità, ovvero al senso moderno di fare arte, rivela la qualità della proposta estetica e, nello stesso tempo, la direzione dell’impegno.

 

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Spagnolo e Carlo Bo

Spagnolo

L’esigenza di proiettare nello spazio il suo stato d’animo fa ritenere, a Rosario Francesco Spagnolo, superati gli schemi di composizione simmetrica e rigorosamente bilanciati. Lo scenario si fa di solito molto complesso e concorre, col forte contrasto di luce e ombra, a riflettere stati psicologici tesi ed estremi. Il segno, anche quando si appresta a definire l’immagine, è, prima di ogni altra cosa, un’ipotesi, una probabilità, una delle infinite probabilità, «che cresce, è cresciuta e potrebbe crescere ancora sotto i nostri occhi» in inedite «proposte di sviluppo» e aggregazione. È come dire che il segno non descrive meramente l’oggetto o, per dirla con Bartolini, non risolve mai in una banale rappresentazione ed interpretazione, ma s’invera a partire da sè, dalla propria possibilità di accamparsi autonomamente nello spazio. La visione sembra essere il punto nodale o di congiunzione tra l’inesauribile immaginazione dell’artista e le infinite possibilità linguistiche della ricerca artistica. In un dialogo serrato tra queste due specifiche attrazioni risiede il vero destino dell’artista Rosario Francesco Spagnolo, il suo personale apporto, fatto di svolgimenti segreti, di singolarità esecutiva, che riesce a penetrare le più ardenti concisioni e le preziose prerogative della sua tecnica ad inchiostri. …per lo Spagnolo, come in Rembrandt la modulazione della luce, il senso di vibrazione dell’insieme, il loro rarefarsi, la loro diversa direzione, è la risultante di una personalissima interpretazione espressiva che tracima in potenti accordi luminosi.

di Carlo BO

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  • Tratto d’Unione: Luglio-Agosto 1981
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  • La Gazzetta del Mezzogiorno: Marzo ‘86, Settembre ‘96
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  • Vita Trentina: Febbraio ‘93
  • Adige: 1993-2005
  • Qui Trento: Luglio 1996
  • La Notizia: Agosto 1995, Aprile 1996
  • Il Tempo: Giugno 1986, Gennaio 1987
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  • SPECIMEN Teatro: Dentro il Barocco-Oltre il Barocco Settembre-Ottobre 1996
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Raffaele Polo

Francesco Rosario Spagnolo dedica l’intera esposizione alla proposta dei giochi più tradizionali dell’infanzia che fu; giochi sem¬plici, da effettuarsi in gruppo o con l’ausilio di sassolini, cerchi, ‘currulu’ e fionde. Ma che, con la maestria di Spagnolo, diventano puro movimento spaziale, ripropongono l’anelito di libertà ed in¬nocenza, certificano e propongo¬no un tramite, un passaggio tra una realtà ben radicata (luoghi e memorie della terra natia sono ben documentati negli ‘sfondi’ delle opere, con sorprendente capacità propositiva di sintesi) e un’essenza che è solo memoria, ricordo, forse nostalgia. Ma si tramuta in movimento, azione, voglia di vivere e rivivere, di ri¬scoperta di immutabili sensazioni legati all’Uomo, alla sua ciclica evoluzione. È appena il caso di sottolineare che Spagnolo privilegia la tecnica, di cui è maestro, degli inchiostri e del ‘soffiato’: mescolandola con altri accorgimenti che possono essere definiti di grande effetto, visti i risultati. E la costante ricerca di un nesso tra l’arte e la propria terra, conferma per questo artista un’ulteriore motivazione per se¬gnalarlo tra i più validi del nostro Salento.

15 Aprile 1996

Raffaele POLO