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Francesco Carnevali

Le composizioni dello Spagnolo sembrerebbero a volte appunti di un orafo per la realizzazione di qualche specioso gioiello non estraneo ad un raffinato gusto «liberty», a volte composizioni destinate a impreziosire pagine in cui fossero trascritte erme¬tiche espressioni liriche di un poeta del nostro tempo, sono in esse una accuratezza di disegno e insieme un sottile senso del colo¬re, un colore attinto a non so quale antica vena; la ben condotta tecnica ad inchiostri gli consente delicate fusioni e trapassi e trasparenze; l’invenzione, in alcuni casi, è di una ben delineata costruzione; in altre puoi leggere chiaramente sviluppi spaziali; in altre ancora il predominio di un azzurro notturno, o uno spriz¬zante barbaglio di luce, riescono a creare una medianica apparizione.

Luglio 1974

Francesco CARNEVALI

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la singolare Uliade di Spagnolo

La singolare «Uliade» di Spagnolo

Rosario Francesco Spagnolo è il pittore delle idee, il tradut¬tore dei pensieri più «universali» ritratti con abile maestria sotto forma di immagini evanescenti immerse in una luce opaca, in una magica atmosfera surreale. Guardando i suoi quadri, uno dopo l’altro, appesi quasi come a scandire il tempo sen¬za tempo che rappresentano, è facile sentirsi rapiti dal caro¬sello di ballerine, colombe o violoncelli illuminati di ombre grazie ad un velo di inchiostro che ne appanna la vividezza. Eppure le immagini si pre¬sentano inequivocabili, curate in ogni dettaglio a rendere il senso, la valenza simbolica di cui sono cariche: una pace (le colombe) messa costantemen¬te in discussione, «adombra¬ta»; un’armonia (gli strumenti musicali) sopita, non squillan¬te; una danza leggiadra ma soprattutto evanescente, fatta di misteriose evoluzioni. Le opere di Rosario Francesco Spagnolo sono dense di un pathos espressivo tutto psicologi¬co anche quando interven¬gono elementi architettoni¬ci a dare il senso di una materialità realisticamente collocata in un preciso «dove». Queste le nostre impres¬sioni sull’ultima produzio¬ne, in ordine di tempo, di Rosario Francesco Spagnolo Ma vor¬remmo sottolineare un’al¬tra serie di quadri realizzati alcuni anni fa, e di par¬ticolare bellezza: non ci riferiamo al suo periodo «Informale», nè alle pur interessanti opere ispirate alla Divina Commedia, bensì all’ «Uliade», vale a dire alla rappresentazione pittorica delle scene dell’Iliade, senza però che siano corpi umani a narrare gli episodi, bensì ulivi dalla inquietante forma umana. L’immagine di questa pagina ci mostra la sugge¬stiva «reinterpretazione» dello Spagnolo: la lettera¬rietà di un’opera come è l’Iliade diventa arte tipica¬mente figurativa. Il ritrar¬re i protagonisti della vicenda sotto forma di «uomini-ulivi» va ben oltre il semplice «tradurre» dei fatti da un linguaggio ad un altro: è un reinventare la storia, nar¬rarla con l’abilità dell’antico aedo di ricrearla ad ogni rac¬conto. E ci sembra particolarmente indovinato anche il voler affidare l’atavico messaggio all’u¬livo, legno contorto che più di qualsiasi altro si presta alle deformazioni della fantasia. Così Spagnolo, con la stes¬sa poetica creatività del bam¬bino che guarda le nuvole alla ricerca delle forme a lui fami¬liari, «guarda» gli ulivi delle nostre zone e dà loro forma, li osserva mentre questi si contorcono al suo comando: da tutto ciò, da questo para¬dossale balletto, nascono i corpi lignei di uomini che sof-frono, lottano, gioiscono e le cui vicende, certamente già note, non ci lasciano mai indifferenti. Un’ultima nota¬zione riguarda l’aspetto pretta¬mente «tecnico» delle opere del nostro artista: è evidente una notevole padronanza delle tecniche, che vanno dall’ac¬querello all’utilizzo dell’aero¬grafo, e questo gli consente di rendere al meglio atmosfere e paesaggi. Riteniamo particolarmente interessante la produzione pit¬torica di Rosario Francesco Spagnolo e siamo curiosi di vedere in quale direzione si muoverà in futuro il suo estro artistico.

Silvia cazzato

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Profilo d’autore

Profilo d’autore

di Pierluigi Menapace

Ho conosciuto Francesco Spagnolo in occasione dei preparativi per la «personale» di pittura nella sala esposizioni del Centro Studi «Judicaria». In passato ha operato alla «Biennale» di Venezia e insegnato Storia dell’Arte al nostro Liceo «Primo Levi». Si presenta al pubblico, quindi, con le «carte in regola», come si suol dire. A suo tempo frequentò l’Università di Urbino ottenendo lusinghieri riconoscimenti e concludendo i suoi studi con un ottimo risultato. Lo attesta lo stesso Magnifico Rettore Carlo Bo che di lui ha voluto scrivere, tra l’altro: «…Per lo Spagnolo, come in Rembrandt, la modulazione della luce, il senso di vibrazione dell’insieme, il loro rarefarsi, la loro diversa direzione è la risultante di una personalissima interpretazione espressiva che tracima in potenti accordi luminosi…». Ed invero la modulazione fotocromatica dei suoi inchiostri – tecnica prediletta – commenta la squisita eleganza del segno e la morbidezza delle forme che si compenetrano e si transustanziano nell’armonia polifonica di un «unicum» fantastico dove ogni singola immagine sublima sino alla estenuazione dei suoi valori intrinseci per ricomporsi con le altre in unità compositiva filtrata dalla catarsi finale attraverso la meditazione mistica sulla compiuta bellezza del risultato. L’artista trascende gli schemi della simmetria e del contrappunto visivo per scomporre i corpi nell’intento di sprigionare la energia endogena che vi è compressa e rivelarne l’intima struttura organica sino alla ricostruzione in nuove, sorprendenti apparizioni. Tale era il tema di «Canto per Leda» (cm. 73×102 dell’anno 1992) che rinasce, quale «araba fenice», in «Composizione musicale», di recente creazione. Là il mitico Cigno si trasmutava nell’immagine eterea delle danzatrici coribantiche in un volo rutilante di pagine musicali e qua danza su un pentagramma che si anima e prende forma dal ritmo sincopato di un «sax» indiavolato. Il pittore ci sorprende in ogni istante con visioni oniriche che affiorano dall’inconscio al richiamo della intuizione e della emozione istintiva, per divenire surrealtà, poesia del mistero o «ermetismo», come bene intese Francesco Flora. Non nel senso di chiusura impenetrabile alla comprensione, come credettero i semplici, ma quale magica rivisitazione dei «Libri Ermetici», composti da pontefici antichi, in età ellenistica, per comunicare con Ermes Trismeghistos, identificato con la divinità egiziana Toth dal culto millenario. E Francesco riproponeva, in chiave moderna, l’Arte Magica dell’io profondo.

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Domenico Bellocchio

Lo sfacelo e l’alienazione odierna sono ottimamente raffigurati negli ultimi quadri della serie, con il loro surrealismo denso di discorso simbolico. Tuttavia una tenue serenità d’alba sembra accennare a una pallida speranza proiettata verso il futuro, purchè l’uomo riesca a riarmonizzare le sue attività con il pacifico lavoro dei campi per un progresso non illusoriamente unilaterale, ma in tutti i settori, specialmente in quello che risulta sempre vitale e insostituibile. Ammirevoli sono in Spagnolo la cura dei particolari e la perfezione coloristica.

18 Ottobre 1980

Domenico BELLOCCHIO

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cronologia mostre

Oltre quarant’anni di attività artistica ed espositiva. Ecco l’elenco delle principali mostre personali e collettive realizzate da Rosario Francesco Spagnolo in Italia e all’estero.

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Nel Segno della Storia

NEL SEGNO DELLA STORIA

Inquietudine nella riflessione e riflessione a tema: contestualizzazione ricercata, linguaggio competente e motivato. Racconto trasfigurato del passaggio storico dell’uomo sulla terra. Ideale massimo dell’artista Francesco Spagnolo. Senso di appartenenza e ipotesi di prospettiva futura; assunto di un’avanguardia pittorica nel segno che coglie la vibrazione del momento e lo rende punto essenziale di rottura e continuità. Un’emozione che deriva dal contatto simbiotico con la quotidianità, nella quale convergono l’aspetto eloquente e il sentore di un passato mai del tutto scomparso, che emerge nei colori che colmano gli interstizi del pensiero in una composizione in cui il rosso, l’ocra, l’azzurro della antica Messapia esplodono nel fulgore di un tempo mai trascorso in vano. Una figurazione “a tema” che assume le sembianze del racconto di passi sulle pietre sconnesse del “terreno sacro dei padri” attraverso la luce che permea la tela e si fa portavoce di una storia mai conclusa. Tormento. Frantumazione. La visione policromatica è l’artificio per affermare l’appartenenza alla natura e ad un divenire talora schiacciato nell’agghiacciante percezione di divinità immaginarie che distruggono un’umanità in progressione. Le forme si dilatano, si allungano; talora sono trasfigurate al microscopio, come se l’artista “guardasse” ai suoi pensieri attraverso un pertugio minimo ed in punta di piedi solo sfiorasse un aspetto della realtà a lui proposta. Un gioco di specchi che collega il presente-passato ad un futuro immediato. Nell’eclettico groviglio la ferma tonalità si fa materia intrisa di pulsante significazione: uno spasmo sensibile per eloquente assenza di sfumatura, che motiva la tensione pur nell’armonia della poliforme figurazione artistica. L’intrico, talora rabbioso, si lascia invadere da un pensiero che rompe gli argini dello spazio finito e si lancia in una verticalità immaginaria che, se da un lato interrompe il progresso materico, non agisce sulla riflessione. Gli elementi concettuali, dotati di energia propria, si divincolano dalle catene che avvinghiano l’uomo e acquistano dimensionalità. Nella costrizione del piano il tempo intimo si dilata e si proietta oltre lo spazio esterno. Una continuità “invadente”, struggente e simbolica anche lì dove, con sapiente ironia, l’artista propone una doppia visione. Affermazione e negazione. Il segno è veicolo di meditazione e anche la tecnica risponde alla strategica duplicità di proiezione, con una certosina mescolanza di pennello e soffietto. Tutto si delinea, seppur talora nella roboante violenza della tela, che motiva l’esplosione di sensazioni e provoca un’emozione. Già Rocard parlava di “totalità degli elementi microscopici” quale valore intrinseco per indurre a presumere la totalità. E’ l’ardore dell’uomo colto. Filosofo dell’essere nella consapevole inopportunità di un procedere oltre il conosciuto, del quale non c’è percezione immediata, ma solo un’ipotesi a partire dal vissuto, continuamente sottoposto a trasformazione dello spazio di azione.


Percezione di visioni. Un momento ripetuto all’infinito che trasferisce l’emozione nella materia. Il tormento di un segno in cui il gioco cromatico incisivo non indugia sulla prospettiva di un “dove” sconosciuto. La materia è colta nel suo aspetto d’insieme ed ogni elemento diventa significativo di un’intensità particolare. Il pendolo del tempo agisce in una ritmicità che lascia traccia nel “durante” e nell’ipotetico “poi”. Dai tratti pragmatici, dettati dalla riflessione sulle sorti ereditate da antiche vestigia, l’artista trae ispirazione per manipolare il pensiero e rendere la proiezione dell’equilibrata capacità immaginativa. Un’emozione che trascende la visione immediata in una vorticosa fuga e lascia l’orma indelebile del passo del “mediatore” tra la propria terra, impregnata dei colori icastici della Messapia, e l’infinita conoscenza. Un verticalismo compositivo che si avvale della tecnica a soffietto e ad inchiostro per svelare la trasfigurazione di un momento eterno che abbraccia, con sofferta consapevolezza, un trascorso di ogni tempo e lega nell’intreccio pragmatico, logico, mai a sensazione, il momento vissuto. Le forme si dilatano, si allungano, come se un gioco di specchi collegasse il presente-passato ad un futuro immediato. Ascesi di logica percezione. Scrigno arcano di cultura. Impressioni trasfigurate. Nell’eclettico groviglio la ferma tonalità si fa materia viva di pulsante significazione: uno spasmo sensibile per eloquente assenza di sfumatura, che motiva la tensione pur nell’armonia della poliforme figurazione artistica.

Carmen DE STASIO

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premi e riconoscimenti

PREMI E RICONOSCIMENTI

 

  • 1975 Premio del Presidio Militare di Milano
  • 1981 1° Premio «Marco Pacuvio», Brindisi
  • 1982 Premio internazionale «La Reggia», Caserta
  • 1982 Titolo di Accademico di Merito Internazionale, Firenze
  • 1983 Premio internazionale «Biennale Aretina,Arezzo
  • 1984 Coppa Universale «Città di Venezia», Venezia
  • 1984 Titolo di Accademico Gentilizio dall’Araldica Accademia Internazionale «Il Marzocco»,Firenze
  • 1984 1° Premio Nazionale «San Lorenzo», Brindisi
  • 1985 1° Premio Nazionale «San Lorenzo», Brindisi
  • 1986 Targa Comune di Torchiarolo
  • 1986 Targa Comune di Ostuni
  • 1986 Gran Trofeo Internazionale Città di Pompei
  • 1986 Premio Nazionale del Consorzio del Territorio dei «Trulli e delle Grotte», Hotel Incanto, Ostuni
  • 1987 Premio Speciale «San Lorenzo», Brindisi
  • 1988 Trofeo «Caravella d’Oro», DBL San Giovanni Lupatoto (Vr)
  • 1991 Medaglia d’Oro Città di Venezia
  • 1991 Coppa Regione Veneto
  • 1991 Coppa San Marco
  • 1991 Trofeo «Leone di Venezia»
  • 1991 Trofeo «Biennale di Venezia», Grand Hotel Principe, Venezia
  • 1997 1° Premio narrativa «Scripturae» Città di Lecce, per l’illustrazione del racconto «Incrociarsi come voli di rondini»
  • 1998 Riconoscimento del Comune di Torchiarolo per la realizzazione dell’Annullo postale per il Centenario della Chiesa del SS. Rosario di Torchiarolo
  • 2001 Premio «Caravaggio», N.T.P.A. Carabinieri, Teatro Massimo, Lecce
  • 2001 Premio «Minerva», Piazza Vittoria, Brindisi
  • 2003 Premio «Davide di Michelangelo», Università degli Studi di Lecce, Hotel President, Lecce

 

…ed altri innumerevoli riconoscimenti per il lavoro profuso.

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Antologia critica

Antologia critica

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Violence – Da una strage all’altra. Un ciclo di lavori pittorici che parte dalla Shoah e le Foibe, le grandi tragedie che hanno segnato l’inizio del 900, alle stragi di matrice politica che hanno insanguinato l’Italia.

Due date, due eventi espositivi a Torchiarolo (Br) e Tione di Trento (Tn) nel segno degli inchiostri di Rosario Francesco Spagnolo che presenta l’ultima produzione pittorica legata al tema della violenza. “Violence – da una strage all’altra” è il tema infatti di un ciclo di lavori che parte dalla Shoah e le Foibe, le grandi tragedie che hanno segnato l’inizio del Novecento, alle stragi di matrice politica che hanno insanguinato l’Italia. La personale di pittura di Rosario Francesco Spagnolo incontra la letteratura attraverso il dialogo sotteso dagli interventi musicali del sassofonista Franco Russo che farà da trait d’union alla lettura di alcuni stralci tratti da “La bisettrice dell’anima” di Loreta Failoni. Un romanzo intenso come la vicenda di Anne, ebrea parigina, che ricostruisce la sua vita vincendo l’orrore vissuto con la forza dell’amore. Maggiori informazioni