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pensieri di inchiostro

 

Rosario Francesco Spagnolo. Tra colore e segno… i pensieri di inchiostro

di Antonietta Fulvio

 

Entrare nell’atelier di un artista è sempre una irresistibile tentazione. E un privilegio. è un po’ come trovare la password per decifrare i codici di accesso al suo mondo segreto. Poter soffermare lo sguardo sul tavolo di lavoro e sbirciare tra le boccette di inchiostri, pennelli e spatole nel tentativo di catturare la visione di una tela – foglio – spazio – luogo – dimensione magica dove realtà e sogno, coordinate apparentemente impossibili, si misurano con il pensiero che si fa visione, racconto.
Da oltre quarant’anni Rosario Francesco Spagnolo racconta con le sue infinite variazioni di luce. Il colore e il segno. Gli inchiostri e le forme. Un’unica alchimia in grado di coniugare gli stati d’animo, i suoi pensieri d’inchiostro con la propria Terra, la Letteratura, la Storia.
Ricordo la prima volta, moltissimi anni fa, che visitai la casa-atelier di Rosario Francesco Spagnolo.

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Spagnolo inchiostra Bodini

 

 

Spagnolo inchiostra Bodini

di Antonietta Fulvio

C’è uno spazio – tela – foglio – dimensione magica dove la realtà e il sogno, coordinate apparentemente impossibili, si misurano con il pensiero che si fa visione, racconto.

Da oltre quarant’anni Rosario Francesco Spagnolo “racconta” con il colore e il segno: un’unica alchimia  in grado di coniugare i suoi pensieri d’inchiostro con la propria Terra, la Letteratura, la Storia.

Il professore Mario Schiattone,  che più volte ha presentato l’artista e la sua opera, a proposito della sua arte scriveva: “Un quadro, non è mai esclusivamente pittorico, è anche poetico, è anche previo a interpretazioni sociologico-esistenziali, è anche storiografia o analisi di un modo d’essere, dei pregiudizi; quand’anche non è conoscenza-scienza del reale. L’intento è spesso dichiarato. Per Spagnolo è fondamentalmente letterario, nel senso che la letteratura è la sua materia di confronto. La serie della Danteide, o dell’Uliade, degli anni ‘80, lo presentano come scenografo-poeta, come ricostruttore di quelle tematiche”.

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Wilma Apollonio

Non solo immagini ma colore; dal tono più tenue al più esasperato, come esasperato è l’animo del pittore e di chiunque fermi il proprio sguardo e il proprio pensiero, sia pure per un attimo, sulle tele animate dal magico pennello dell’Artista.

Ottobre 1983,

Wilma APOLLONIO

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Walter Fontana

Un clima di conforto e di meditazione. Composizioni le sue, stupende ma anche disperate, e felici e drammatiche e quiete insieme, in una accettazione serena, eppure in contrasto vitale con quelle dal titolo: L’Incidente, Fabbrica, Demoni, Oppressione ed altre ancora. La vocazione pittorica dello Spagnolo, pare legata ad un antico co¬lore e ad una perpetua poesia: ed è davvero poesia maggiore quella che scaturisce dal pennello della sua esperienza.

Giugno 1973

Walter FONTANA

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trittici seriali

Trittici Seriali

di Mario Schiattone

Nell’opera di Francesco Rosario Spagnolo il primo risalto è quello della figurazione, intesa come una vera e propria rappresentazione del concetto, del pensiero.I caratteri della figurazione si determinano in funzione di angoli visuali piuttosto ampi, che includono più discipline, di modo che il testo non è mai vincolato al genere e ai metodi che si dicono «propri» dell’operatore, spaziano sempre su piani intersecanti. Un quadro, perciò, non è mai esclusivamente pittorico, è anche poetico, è anche previo a interpretazioni sociologico-esistenziali, è anche storiografia o analisi di un modo d’essere, dei pregiudizi; quand’anche non è conoscenza-scienza del reale. L’intento è spesso dichiarato. Per Spagnolo è fondamentalmente letterario, nel senso che la letteratura è la sua materia di confronto. La serie della Danteide, o dell’Uliade, degli anni ‘80, lo presentano come scenografo-poeta, come ricostruttore di quelle tematiche. Si pensi all’Amleto di Shakespeare nelle sue versioni contemporanee (Laforgue¬ Bene, per esempio), oppure all’Ulisse di Joyce, cui seguono molte altre versioni ricostruttive. L’approccio a quelle tematiche, oltre a dimostrare l’attenzione di Francesco Rosario Spagnolo al profilo della contemporaneità, ovvero al senso moderno di fare arte, rivela la qualità della proposta estetica e, nello stesso tempo, la direzione dell’impegno.

 

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Spagnolo e Carlo Bo

Spagnolo

L’esigenza di proiettare nello spazio il suo stato d’animo fa ritenere, a Rosario Francesco Spagnolo, superati gli schemi di composizione simmetrica e rigorosamente bilanciati. Lo scenario si fa di solito molto complesso e concorre, col forte contrasto di luce e ombra, a riflettere stati psicologici tesi ed estremi. Il segno, anche quando si appresta a definire l’immagine, è, prima di ogni altra cosa, un’ipotesi, una probabilità, una delle infinite probabilità, «che cresce, è cresciuta e potrebbe crescere ancora sotto i nostri occhi» in inedite «proposte di sviluppo» e aggregazione. È come dire che il segno non descrive meramente l’oggetto o, per dirla con Bartolini, non risolve mai in una banale rappresentazione ed interpretazione, ma s’invera a partire da sè, dalla propria possibilità di accamparsi autonomamente nello spazio. La visione sembra essere il punto nodale o di congiunzione tra l’inesauribile immaginazione dell’artista e le infinite possibilità linguistiche della ricerca artistica. In un dialogo serrato tra queste due specifiche attrazioni risiede il vero destino dell’artista Rosario Francesco Spagnolo, il suo personale apporto, fatto di svolgimenti segreti, di singolarità esecutiva, che riesce a penetrare le più ardenti concisioni e le preziose prerogative della sua tecnica ad inchiostri. …per lo Spagnolo, come in Rembrandt la modulazione della luce, il senso di vibrazione dell’insieme, il loro rarefarsi, la loro diversa direzione, è la risultante di una personalissima interpretazione espressiva che tracima in potenti accordi luminosi.

di Carlo BO

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Raffaele Polo

Francesco Rosario Spagnolo dedica l’intera esposizione alla proposta dei giochi più tradizionali dell’infanzia che fu; giochi sem¬plici, da effettuarsi in gruppo o con l’ausilio di sassolini, cerchi, ‘currulu’ e fionde. Ma che, con la maestria di Spagnolo, diventano puro movimento spaziale, ripropongono l’anelito di libertà ed in¬nocenza, certificano e propongo¬no un tramite, un passaggio tra una realtà ben radicata (luoghi e memorie della terra natia sono ben documentati negli ‘sfondi’ delle opere, con sorprendente capacità propositiva di sintesi) e un’essenza che è solo memoria, ricordo, forse nostalgia. Ma si tramuta in movimento, azione, voglia di vivere e rivivere, di ri¬scoperta di immutabili sensazioni legati all’Uomo, alla sua ciclica evoluzione. È appena il caso di sottolineare che Spagnolo privilegia la tecnica, di cui è maestro, degli inchiostri e del ‘soffiato’: mescolandola con altri accorgimenti che possono essere definiti di grande effetto, visti i risultati. E la costante ricerca di un nesso tra l’arte e la propria terra, conferma per questo artista un’ulteriore motivazione per se¬gnalarlo tra i più validi del nostro Salento.

15 Aprile 1996

Raffaele POLO

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Hanno scritto di lui

  • Wilma APOLLONIO
  • Domenico BELLOCCHIO
  • Carlo BO
  • Franco BRUNO
  • Francesco CARNEVALI
  • Silvia CAZZATO
  • Carlo CECI
  • Carmen DE STASIO
  • Caterina DOMINICI
  • Hassan ELAASSAR, Jbrahim EL TORKY
  • Walter FONTANA
  • Antonietta FULVIO
  • Renato GUTTUSO
  • Pierluigi MENAPACE
  • Peppino ORLANDO
  • Raffaele POLO
  • Sabino PORRO
  • Enrico RICCI
  • Giancarlo SALEMINI
  • Mario SCHIATTONE
  • Nicola SERINELLI
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Enrico Ricci

La realtà di cui lo Spagnolo si fa interprete è una realtà in cui le presenze naturalistiche si fondono in un realismo magico e in un insieme orchestrato abilmente dando risultati coloristici tipici del Mezzogiorno; arricchiti poi da una linea sinuosa che occupa tutto lo spazio; tale linea assume così l’importanza di Linea-Vitale nella pittura di Spagnolo.

Giugno 1973

Enrico RICCI

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Francesco Carnevali

Le composizioni dello Spagnolo sembrerebbero a volte appunti di un orafo per la realizzazione di qualche specioso gioiello non estraneo ad un raffinato gusto «liberty», a volte composizioni destinate a impreziosire pagine in cui fossero trascritte erme¬tiche espressioni liriche di un poeta del nostro tempo, sono in esse una accuratezza di disegno e insieme un sottile senso del colo¬re, un colore attinto a non so quale antica vena; la ben condotta tecnica ad inchiostri gli consente delicate fusioni e trapassi e trasparenze; l’invenzione, in alcuni casi, è di una ben delineata costruzione; in altre puoi leggere chiaramente sviluppi spaziali; in altre ancora il predominio di un azzurro notturno, o uno spriz¬zante barbaglio di luce, riescono a creare una medianica apparizione.

Luglio 1974

Francesco CARNEVALI